Gianfranco Mozzali/ luglio 28, 2018/ CORE-lab, News/ 0 comments

Una riflessione sul ruolo di Via Padova nello scenario cittadino e il suo rapporto con un quartiere, centrale, come quello di Duomo. Un articolo di Armando Toscano.

Si diceva un tempo che via Padova fosse meglio di Milano. Trattavasi dello slogan che accompagnava la festa del quartiere, animatissima di eventi, giochi, spettacoli, assaggi di cucine e di culture, insomma una festa fortissima sul piano simbolico, dove questo livello, il simbolico appunto, è stato un primo passaggio utilissimo per creare un terreno di coltura fertile per future iniziative efficaci. Ora è il momento di raccogliere quell’eredità fondamentale e di portare le azioni a un livello di progettazione diversa, in cui il contributo delle Scienze Sociali si realizzi nel pensare a interventi atti non solo a creare stupore e interesse nella comunità, ma anche a ricreare dinamiche, risanare quelle degenerate, modificare l’assetto sociale dell’area tenendo presente i limiti imposti dal senso di realtà.

Via Padova la Strada che Unisce può essere considerato come un aggregatore di tali iniziative, indirizzate in modo più selettivo, volte a impattare in maniera più mirata e misurabile sul territorio. Per questo cominciamo a farci una domanda importante: via Padova è davvero meglio di Milano? Per rispondere ci serviremo dei dati emersi dalle ultime schede del Piano dei Servizi, facente parte del più generale Piano di Governo del Territorio, che esplora nel dettaglio la popolazione, i servizi e il commercio nei diversi NIL, Nuclei di Identità Locale, ossia suddivisioni amministrative dell’area di Milano più specifiche dei Municipi. In particolare confronteremo il NIL Padova, che va da dopo il ponte fino a Crescenzago, con il NIL Loreto, che invece raccoglie l’omonima piazza e la porzione di via Padova e viale Monza prima del ponte, il NIL Adriano, che fa parte dello stesso Municipio 2 ma ha caratteristiche assai diverse, il NIL Duomo, che può essere preso come benchmark della Milano più funzionale, e il NIL Lodi-Corvetto, che può essere considerato simile per problematiche.

Innanzitutto, in via Padova i giovani sono 4937, per la maggior parte si tratta di bambini e adolescenti (tra i 6 e i 15 anni); gli adulti sono 24143, gli anziani 7638, la fascia più frequente è quella tra i 46 e i 65 anni e i 66 e i 75 anni. Sono molti gli stranieri, 12642 (il 34% della popolazione totale), in crescita dal 2005 a oggi, mentre i km per abitante destinati alle aree commerciali sono 1.26. I servizi ricoprono il 14% della superficie, e sono per la maggior parte spazi dedicati all’istruzione (sono 12 le scuole per l’infanzia e 11 quelle dell’obbligo) e alla salute (conta molto la presenza dello storico Ospedale Ville Turro). Ma veniamo ora ai confronti.

Si comincerà dal confronto più prototipico, ossia quello tra il centro per antonomasia (Duomo) e la periferia per antonomasia (via Padova), anche se va ricordato che esiste un parziale disaccordo nel definire quest’ultima “periferia”, dato che si tratta di una lunga strada che parte dal centro funzionale di Loreto e arriva fino all’imbocco della tangenziale est. Cominceremo dagli aspetti strutturali.

Ci si aspetterebbe di riscontrare differenze sostanziali tra centro e periferia, dato che i termini stessi evocano due immaginari agli antipodi; invece no, si tratta di due zone a vocazione residenziale, con un po’ meno di strade e un po’ più di verde via Padova (che quindi, da questo punto di vista, potrebbe davvero essere meglio di Duomo); è invece maggiore la quota di territorio destinata al commercio in centro.

Per quanto concerne la popolazione, via Padova risulta essere un po’ più dinamica dal punto di vista demografico del centro, ma la differenza non è molto importante; risulta invece piuttosto evidente la presenza di molti meno stranieri in Duomo. Dalla tabella qui sotto, invece, risulta che via Padova sia nettamente peggio di Duomo sotto il profilo del commercio e della presenza di presidi culturali quali Musei e Biblioteche, mentre supera il centro di poco per quanto riguarda a scuole per l’infanzia e strutture di ricovero e cura.

Insomma, considerando il totale delle somiglianze e delle differenze si può concludere che via Padova non è meglio di Duomo, ma che non è nemmeno tanto diversa; per giustificare il baratro esistente tra i due mondi bisognerebbe avere ragioni per attribuire tutto al ruolo salvifico del commercio (e della sua assenza) e peggiorativo degli stranieri, mentre ragioni dirette non ce ne sono; potrebbe invece accadere che, data la forte caratterizzazione dei due NIL, le policy messe in atto tendano a operare in maniera inconsapevolmente confermativa rispetto allo status quo: occuparsi solo di integrazione in via Padova rischia di far dimenticare la sua anima fortemente commerciale, mentre l’economia commerciale e artigiana potrebbero rappresentare insieme la grammatica di uno sviluppo multiculturale concreto.

Armando Toscano – CORE-lab

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